IL CASTELLO DI MARCIANISE NELLE PERGAMENE ANGIOINE VII DI GIANCARLO BOVA


Nel panorama in verità piuttosto asfittico degli studi medievistici legati a Terra di Lavoro (anche di derivazione accademica), brilla l’opera solitaria e per certi aspetti eroica di Giancarlo Bova, uno studioso che da anni ricerca, indaga e si rovina gli occhi e la salute sulle carte di un archivio prestigioso (quello arcivescovile di Capua) che sta diventando sempre più irraggiungibile, immotivatamente quasi a lui precluso, e ciò nonostante va avanti.

E da questa stoica resistenza di fronte ad ostacoli di varia natura a lui frapposti nasce quest’ultimo volume, il settimo, che continua la serie delle pergamene angioine della Mater Ecclesia Capuana (vedi foto): un’edizione di ben 334 documenti suddivisi tra pergamene integrali riferite al Capitolo (84), alla Curia Arcivescovile (83) risalenti al periodo 1293-1302, cui vanno aggiunte le edizioni (sempre integrali) di altre 70 pubblicate in appendice e concernenti atti relativi agli anni dal 1270 al 1422. A queste si aggiungono i regesti di Gabriele Iannelli, lo storico ottocentesco fondatore del Museo Campano, relativi ad atti deperditi, ovvero scomparsi.

Un’opera monumentale che offre agli studiosi un corpus di fonti di straordinaria importanza, essenziale per ricostruire le vicende del territorio in età medievale del quale Bova è ormai il maggiore conoscitore. Attraverso gli atti si snodano, infatti, gli eventi della storia di Terra di Lavoro in un periodo cruciale che coincide con il regno di Carlo II d’Angiò e che si estende, con le pergamene dell’appendice, all’intero periodo angioino da Carlo I fino a Giovanna II. Una linea integrata e opportunamente raccordata poi da Bova con l’accurata ricognizione dell’opera degli arcivescovi capuani del medesimo periodo, da Salimbene (1291-1295) fino alla prima età aragonese con l’arcivescovo Nicola d’Acciapaccia (1435-1447). Soprattutto in questa sezione emerge tutta la perizia di Bova come storico medievista di prim’ordine per la capacità di dominare una materia magmatica e di recare contributi di conoscenze nuove attraverso fonti mai indagate o indagate con molte inesattezze.

Ad esempio egli ricostruisce, sempre con validi supporti documentari, la fase delicata che vede il passaggio dinastico dagli angioini agli aragonesi che implicò anche una diversa politica ecclesiastica da parte del nuovo sovrano Alfonso d’Aragona detto il Magnanimo (vedi foto). Costui restituì all’autorità regia le prerogative feudali prima nelle mani dell’arcivescovo e per Marcianise in particolare ciò significò il passaggio a casale di Capua, dipendente cioè dal governatore regio di Capua, ma comunque con un ordinamento autonomo che consentiva il governo cittadino tramite l’elezione di un sindaco e tre eletti. E proprio dalla disamina dell’operato per così dire amministrativo degli arcivescovi dell’epoca angioina vengono fuori importanti conferme relative al territorio di Marcianise, la più importante delle quali è quella relativa al Castello di Marcianise, “Castrum Marzanisii”, probabilmente eretto (credo su precedenti preesistenze di epoca longobarda) dall’arcivescovo Marino Filomarino nel 1284, come ritiene anche lo Iannelli, e diventato spesso residenza degli arcivescovi capuani. E’ il caso dell’arcivescovo Stefano della Santità (1364-1380) che soggiornò spesso nel castello di Marcianise, rivendicato addirittura come “nostro” in una pergamena del 16 novembre 1371 alla quale fa riferimento lo stesso Iannelli. L’arcivescovo firma con tale dicitura il documento “datum in castro nostro ipsius ville Marczanisii”, rendendo quindi chiara la proprietà del castello rivendicata al “demanio” della chiesa capuana. Altro atto di questo arcivescovo residente a Marcianise è quello del 1370 “actum in castro Marzanisii”.

Come si nota per questa epoca, che segue in continuità le precedenti, la forma ricorrente per indicare il nome della città è quella che presenta la z o da sola o preceduta dalla consonante c: il che rende chiaro come il processo di formazione del nome della città tragga origine dalla variante "Marzano", confermata anche dalla denominazione del quartiere "Carzano", il primo rione a formarsi: "Marzanisi, Marczanisi, Marchanisi, Marcenise, Marcianise". Una progressione abbastanza coerente con le successive trasformazioni del toponimo originale che fa riferimento ad un prediale "Marcianus" da cui l’aggettivale "Marcianensis".

Si vede bene dunque che esso non contempla la variante "Martenisii": questa entra in gioco in maniera surrettizia in tempi relativamente recenti. In altra occasione vedremo perché.

Il Castello di Marcianise è ancora presente negli atti emanati dall’arcivescovo Ludovico de la Rath che fu al governo della diocesi di Capua per il solo anno 1380-1381, passato pressoché integralmente nel castello di Marcianise dove risiedette ritenendolo più sicuro rispetto a Capua in quanto più vicino a Caserta dove era conte il fratello Andrea. In realtà in maniera quasi rocambolesca Ludovico si era imposto come arcivescovo di Capua approfittando della lotta presente in quel tempo tra i due contendenti al papato Clemente VII (passato alla storia con il titolo di antipapa) appoggiato dal partito francese e dalla stessa regina Giovanna II e Urbano VI.

Fu la parentela con il conte di Caserta a favorire quindi la sua nomina ad arcivescovo. Un atto originale sottoscritto dall’arcivescovo Ludovico è scritto “apud castrum Marzanisii” e riguarda la concessione di alcuni territori appartenenti alla chiesa capuana ad Ercole di Caserta.

Del castello di Marcianise nelle pergamene capuane sono presenti ulteriori dettagli in alcuni atti promulgati dal successore arcivescovo di Capua Attanasio Guindaccio (1381-1406) “apud castrum Marczanisii”, addirittura come scrive lo Iannelli nel regesto di un atto del 1400 “in quadam sala superioris castri Marzanisii”.

In documenti del successivo arcivescovo Filippo Barile che resse la diocesi di Capua negli anni 1406-1435 vi sono riferimenti al fossato che circondava il castello “iuxta fossum castri Marzanisi”, ma anche agli altri fossati che cingevano la cosiddetta Terra Murata della città “iuxta fossos castri Marzanisii”. Riferimento confermato dall’esistenza accertata di una via Fossi (attuale via Marchesiello), di fossi nell'attuale via Roma e a “Campo Tisuli” o Campodisole (vedi foto) .

Ma dove sorgeva questo castello di Marcianise (da non confondere con quello di Loriano)? Sorgeva in quella che è attualmente piazza Umberto primo di cui occupava l’area centrale. Il castello restò in sede ancora per tutto il secolo XV, ma già tra la fine del secolo e gli inizi del secolo XVI subì gravi danneggiamenti a causa degli scontri tra francesi e spagnoli che portarono alla fine della dinastia aragonese e il passaggio del Regno di Napoli sotto la dominazione spagnola quale Viceregno. Cominciò così la decadenza del sito.


Gli ultimi resti furono demoliti quando l’area di oltre un moggio di terreno ancora di proprietà della diocesi di Capua fu acquistata tramite permuta dalla Casa Santa dell’Annunziata nel 1613 per spostarvi il mercato, da cui l’ente ricavava un sensibile sostegno alla sua attività.

La platea della Casa Santa illustra con una mappa e descrive nel testo allegato (in verità in maniera alquanto confusa) la situazione dell’area del mercato com'era nel 1722 (vedi foto).

Il largo spazio delle dimensioni di oltre un moggio appariva chiuso a nord da più costruzioni denominate come “osteria” e “botteghe”, comprendenti tre vani a piano terra e altrettanti al primo piano, con stalle, cortili, pozzo e forno e altre comodità.

Un altro edificio era adibito a “macello”, mentre disseminati tra la piazza, nella parte orientale, occidentale e meridionale venivano descritte altre costruzioni, compresa una cappella, un edificio destinato a carceri e varie “soppende” (tettoie, nda) e baracche. Analitica, invece, la descrizione della storia dell’area: il terreno pari ad oltre un moggio era pervenuto alla Casa Santa tramite una permuta effettuata con la Mensa Arcivescovile di Capua grazie alla quale la Casa Santa cedette alla curia capuana in cambio del terreno predetto ben quattro moggia di terreno agricolo posto in località “allo Grieco”. Tutto questo avveniva nel febbraio 1613. L’acquisizione dell’area dell’antico Castello, i cui resti erano ancora presenti in loco e vengono esplicitamente citati nella platea, insieme ai fossati e alla porta “con entrata grande e altre muraglie”, venne decisa nel momento in cui la Casa Santa era impegnata in un’opera di forte potenziamento della sua attività.

Da poco era stata terminata la chiesa con il relativo ospedale ed era essenziale per l’ente acquisire una attività commerciale che consentisse introiti continui e consistenti. Ciò spiega lo scambio che venne proposto alla Mensa Arcivescovile, credo abbastanza facilmente convinta a lasciare l’area in cambio di una quattro volte maggiore. Da rilevare nei documenti i continui riferimenti ai resti del Castello di Marcianise, che dunque esisteva proprio dove si è sempre pensato che fosse. Questi resti (nel testo si parla di “muraglie”) erano visibili ancora nel 1613 nella parte nord e in quella orientale. Ad est erano anche presenti “fossi” che presumibilmente circondavano il castello e l’intera cinta muraria della città. Finora di fossi esisteva documentazione solo per la via che così era anche denominata (ora via Marchesiello), ma la testimonianza della platea che parla di fossi nel lato orientale dell’attuale piazza Umberto I e anche, sia pure in altra sede, nell’attuale via Torri rende più comprensibile il quadro di insieme.

Per l’esistenza di fossi nella zona dell’attuale via Torri si può fare riferimento, cpme si è visto sopra, alla Platea dell’Annunziata del 1722 che registra un possedimento fondiario della Casa Santa nella località “Sopra li fossi di Campodisole”. Il terreno in questione insisteva nella zona dove c’è attualmente il vicoletto dei Viciglione appunto in via Torri a Marcianise. Tale denominazione oltre alla dizione “Campodisole” che definisce la località, forse perché esposta a mezzogiorno rispetto alla città murata, appare storicamente significativa perché parla di Fossi, ovvero dei resti dell’antico fossato che correva parallelo alle torri e alla cortina muraria della città murata di Marcianise dal lato meridionale.

L’ideale rettangolo vedeva fossi nel lato settentrionale che correva lungo l’attuale via Marchesiello (già via Fossi) da prolungare verso oriente fino al limite orientale dell’attuale via Roma. I due lati corti correvano infatti ad oriente lungo il tratto già citato di via Roma prospiciente all’attuale piazza Umberto I (ove era collocato il “castello”), mentre quello occidentale correva lungo il tratto delle attuali via Mundo e via Lener.

Appare quindi evidente il motivo per cui dell’antico castello non sia rimasta alcuna traccia visibile.

Ulteriori riferimenti alla Marcianise del Trecento sono nella conferma di molte località storiche come "Campocipro, Trentola, Loriano, Carzano, Groia, alli Pagnani, Grumo e Nivano”.


Queste ultime due località di Grumo e Nivano (vedi foto) rafforzano quindi la giustezza delle indicazioni storiche avanzate da Bova, che aveva già nei volumi precedenti sottolineato l’esistenza dei due toponimi di Grumo e di Nivano nella Terra del Lagno ovvero per essere precisi la località di Grumo è detta nella platea dell'Annunziata del 1722 nelle pertinenze di Trentola e Nivano in quelle di Marcianise e che hanno suscitato una stucchevole polemica a Grumo Nevano, in provincia di Napoli ove si pretendeva l'esclusiva sui nomi che hanno dato origine alla cittadina a sud di Marcianise, ormai del tutto chiusa. Da segnalare ancora la località (che credo compaia per la prima volta per Marcianise) di "Villa Nova" o "Villanova" che fa riferimento chiaramente al sorgere di un nuovo borgo abitato ricavato dal dissodamento del bosco, fenomeno che sta alla base della generale ripresa anche economica oltre che demografica di Marcianise e che vede il recupero di zone guadagnate all’agricoltura e quindi ad una più compiuta vivibilità.

Salvatore Delli Paoli

N.B. Nel testo sono presenti parti desunte dal volume di prossima pubblicazione: Salvatore Delli Paoli, Carità, Religione e Potere a Marcianise nel Settecento. Casa Santa dell'Annunziata - Monte di Misericordia - Confraternite e Cappelle. Fonti e studi per la storia di Marcianise e di Terra di Lavoro.


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