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ITINERARIO ARAGONESE DEL QUATTROCENTO TRA CAPUA, MARCIANISE E LA TERRA DEL LAGNO. Le pergamene aragonesi della Mater Ecclesia Capuana VI di Giancarlo Bova


Un volume che segna il numero ventesimo dei documenti della Mater Ecclesia Capuana, la prestigiosa collana di edizioni critiche di pergamene della chiesa di Capua fondata e diretta da Giancarlo Bova che dalle pregamene longobarde, pubblicate nel 2008, giunge a questo volume (il sesto delle pergamene aragonesi) passando per quelle normanne, sveve, angioine in un’opera  di formidabile interesse per gli studi storici relativi al medioevo di Terra di Lavoro, tanto più meritoria vista la scarsezza di documentazione relativa a questo periodo.

Anzi si può dire che Giancarlo Bova con questo volume (Le Pergamene Aragonesi della Mater Ecclesia Capuana (1460-1467) VI. L’età di Ferdinando I d’Aragona, Palladio Editrice, Salerno 2023) amplia la messe di dati che stanno contribuendo a dare sostanza alla sua monumentale opera di ricostruzione delle vicende documentarie e degli eventi che hanno interessato il territorio capuano molto utili per la storiografia medievale sempre a caccia di nuove fonti. In questo senso il lavoro storico di Bova rappresenta un unicum che va segnalato e che inorgoglisce in quanto egli sta proseguendo l’opera dei grandi studiosi capuani da Michele Monaco ad Alessio Simmaco Mazzocchi, a Camillo Pellegrino, a Gabriele Iannelli. Un’attività ben nota agli studiosi di paleografia e diplomatica, oltre che ai cattedratici di storia delle università e degli istituti di ricerca di ambito europeo ed extraeuropeo. Sono più di 200 infatti gli accademici delle università più prestigiose a livello mondiale a far parte del comitato scientifico onorario di cui si avvalgono le sue pubblicazioni.

In questo corposo volume di bel 686 pagine Bova pubblica, sempre in edizione critica, ben 198 pergamene più sei regesti di atti ormai scomparsi effettuati nell’ottocento dal canonico Gabriele Iannelli. In una tale quantità di materiali emergono le pergamene che offrono la possibilità di ricavare notizie storicamente più significative come quella che fa riferimento al terremoto del 1456, datata 1 settembre 1460, che causò danni sensibili al patrimonio edilizio di Capua città e del suo territorio.

Anche per questo motivo la Chiesa capuana intraprese una politica di gestione del patrimonio fondiario di cui godeva favorendo la vendita o la locazione di terreni quasi sempre in enfiteusi per lucrare la tassa cosiddetta di entratura in considerazione soprattutto delle spese alle quali era chiamata a sottoporsi sempre nello stesso periodo per i lavori di ampliamento della cattedrale promossi dall’arcivescovo Giordano Gaetano.

Una parte rilevante inoltre del materiale pergamenaceo riguarda Marcianise, località per la quale si registrano 18 pergamene che direttamente fanno riferimento alla città a cui vanno aggiunte quelle che concernono il territorio più esteso della Terra del Lagno nel cui ambito possiamo collocare Capodrise (a nord di Marcianise), Airola (a sud ovest), Campocipro (a sud ovest), Grumo (a sud est), Loriano (a sud), San Marcellino (a sud ovest), Selice (ad ovest), Trentola (a sud), Vicogaudio (a sud est).

Anche in quest’ambito territoriale si conferma la proliferazione degli atti di vendita o di locazione, alcuni dei quali (come quello dell’8 settembre 1461 stilato “in villa Ayrole”, ovvero nel villaggio di Airola) rogati da Enrico Falcone, “habitator castri Loriani puplicus per totum Regnun Sicilie, regia auctoritate, notarius” (abitante del castello di Loriano -nella foto-, per autorità regia, notaio per tutto il Regno di Sicilia), accompagnato da Orlando Falcone (probabilmente imparentato con il notaio) “de castro Loriani, pertinenciarum civitatis Capue, per provinciam Terre Laboris et comitatus Molisii, ad concractus iudex” (del castello di Loriano, di pertinenza della città di Capua, giudice ai contratti per la provincia di Terra di Lavoro e la contea del Molise).

Preciso che il giudice dei contratti validava l’atto, steso dal notaio che “annotava” appunto le intenzioni dei contraenti espresse in contesti prevalentemente agricoli, come nel caso della pergamena in questione addirittura stesa in un “quadam palleare”, ovvero un pagliaio vicino alla curia di Ayrola ivi esistente in quanto Ayrola era terra feudale.

In un altro caso (pergamena del 18 maggio 1467) l’atto viene redatto nella piazzetta del villaggio di Airola all’ombra di un olmo (“in villa Ayrole prope urmum”). In entrambe le circostanze, a stendere e validare i contratti sono sempre i due Falcone, il notaio Enrico e il giudice a contratti Orlando.

Enrico Falcone è un notaio che già conosciamo. Presente in una pergamena del 1447, ove per la prima volta compare in una fonte notarile il termine “castrum” riferito alla località di Loriano, appartenente alla Casa Santa dell’Annunziata, ora custodita insieme ad altre 55 nella Biblioteca Comunale di Marcianise, lo stesso notaio compare anche in una pergamena di due anni dopo del 2 giugno 1449, pubblicata dal nostro Giancarlo Bova a pag. 586 delle sue “Pergamene sveve V”, ove il giudice a contratti che lo accompagna è però un Giovanni Falcone, una curiosa singolarità che lascia pensare ad una famiglia in cui l’arte del notariato si trasmette credo da padre in figlio o nipote (non sappiamo).

Ciò che è però storicamente assai rilevante sta nel fatto che la fortificazione della località di Loriano avvenga proprio negli anni quaranta del XV secolo. Ciò lascia ritenere che il castello sia stato costruito nei primi anni del governo di Alfonso I d’Aragona, re di Napoli dal 1442, in funzione di stabilizzazione del territorio ancora conteso per lungo tempo dai francesi anche dopo l’avvento di Alfonso al potere.

E’ da pensare infatti che il terzo castello presente nel territorio dopo quello di Marcianise e di Airola sia sorto proprio in funzione interna più che esterna cioè a guardarsi da Marcianise, più che essere di difesa per Marcianise. Ma torniamo al documento del 1461, nel quale un tale “Cristofalo de Maria de castro Marzanisii” vende a Giovannello Carecchia per un’oncia d’oro e quindici tarì di carlini d’argeno un “vacivo”, ovvero un terreno libero da costruzioni, esistente all’interno del distretto di Marcianise, ovvero l’area più antica, quella cioè circondata da mura, presso le abitazioni di due della stessa famiglia di Giovannello, ovvero i Carecchia Giacomo e Petruccio.

Resta da congetturare come mai un tale contratto venga definito nel pagliaio di Ayrola dove insieme al notaio e al giudice dei contratti si recano appositamente due dei tre testimoni “Jhoannes de Philippo, de villa Capitrisii” e “Stephanus Cararzulus de Neapoli”. I cognomi de Filippo e Caracciolo sono tipici di Capodrise come di Napoli. L’unico abitante di Airola dove svolgeva la funzione di parroco, anzi di abate, è “Dominicus Scattonus de villa Ayrola” a cui forse apparteneva il pagliaio di cui abbiamo parlato sopra, che dobbiamo credere favorì la transazione.

All’epoca della quale parliamo, seconda metà del XV secolo, ad Airola risultano presenti e attive ben quattro chiese, San Giovanni, San Pietro, Santa Maria e Santa Giuliana. Ciò

induce a credere che il villaggio di Airola fosse abbastanza popolato. Tra queste chiese, l’unica che avesse a titolare un abate, a capo di una confraternita di sacerdoti, è quella di San Giovanni, che è anche la sola sopravvissuta, dopo lo spopolamento del villaggio dovuto alle piene del Clanio (Lagno) e all’impaludamento del territorio (nella foto).

Un’altra pergamena, come già detto sopra, sempre rogata dal notaio Enrico Falcone e vidimata da Orlando Falcone, giudice ai contratti, in data 18 maggio 1467 “in villa Ayrole prope urmum”, è un contratto di affitto di due pezze di terra, entrambe locate ai coniugi “Antonio de Albagiano e Berita Piczarella de castro Marzanisii”.

La prima si trova “in burgo Marzanisii” (nel borgo di Marcianise) e confina con il fossato del distretto di Marcianise e la seconda sempre nello stesso luogo “in burgo Marzanisii e confina con la via pubblica in direzione della chiesa di Sant’Angelo. Siamo quindi in prossimità dell’attuale via Duomo. Ciò che appare storicamente significativo è che la parte di città che si trova oltre il distretto, cioè oltre il fossato, è definita come parte del borgo di Marcianise, mentre quella dentro le mura fa parte del castello di Marcianise (“castrum Marzanisii”). Da notare che a questa data la chiesa di Sant’Angelo ora Duomo di Marcianise (nella foto) è citata senza quella di San Martino, alla quale appare invece unita almeno fino al 1375, evidente processo di assimilazione di cui si perde il ricordo un secolo dopo l’ultima citazione. Anche questo atto viene rogato dal notaio Enrico Falcone ad Airola, stavolta addirittura all’aperto all’ombra di un olmo, e il motivo sta nel fatto che di Airola era il procuratore dell’arcivescovo di Capua Giordano Gaetano che consente la transazione (essendo i terreni in questione di proprietà della Chiesa di Capua) e riceve perciò la tassa di entratura dei nuovi fittavoli. Si tratta di don Oliviero Moscatella, probabilmente sacerdote della confraternita di clerici presente nella chiesa di San Giovanni sempre di Airola.

Un’ulteriore conferma di questa differenza tra “castrum” e “burgum” è nella pergamena datata 7 ottobre 1466 che reca un atto di locazione di una casa con cortile e pozzo (“domus cum curti et putheo”) appartenente alla Chiesa di Capua, che il procuratore dell’arcivescovo capuano Giordano Gaetano, don Oliviero Moscatella, fitta per il prezzo annuo di cinque tarì di carlini d’argento da valere come “entratura” a tale Mariella, vedova di Biagio Felice “de castro Marzanisii” (del castello di Marcianise). La casa con cortile e pozzo si trova “in burgo Marzanisii in loco ubi dicitur ali Felice” (nel borgo di Marcianise nel luogo chiamato alli Felice) ovvero fuori del distretto del castello nel centro antico.

L’atto raccolto dal notaio Enrico Falcone e validato da Orlando Falcone, giudice ai contratti viene rogato nel borgo di Marcianise nel cortile dove abita Rizzo de Missore (“aptum in burgo Marzanisii in curti quam tenet Ritzius de Missore”).

Un’importante novità che a mia memoria compare per la prima volta in questi documenti sta nel fatto che in alcune pergamene si presentono, o come agenti della compravendita o come testimoni, delle persone che hanno come nome di persona quello della stessa città ove abitano. E’ questo il caso di “Marczanisium de Galluccio de decta villa Marczanisii” (Marcianise di Galluccio di detta città di Marcianise) che compare in una pergamena del 18 marzo 1467, o di quel “Bartolomeo Marczanisii” (Bartolomeo Marcianise) influente canonico della cattedrale di Capua presente nella pergamena del 16 febbraio 1463. Qui il nome della città (al caso genitivo) è usato come cognome, però nella pergamena del 24 settembre 1464 lo stesso canonico è denominato “Bartolomeo Marczanisio” con il titolo di abbate.

Di particolare interesse, sempre a proposito del canonico Bartolomeo Marcianise la stipula di un contratto d’affitto con la Chiesa di Capua che ne era proprietaria di una “domus palaciata et plana, cum curticella in qua fuit putheus et furnus” (casa a piano terra e primo piano, con un piccolo cortile nel quale era presente un pozzo e un forno) che si trova a Capua. La casa naturalmente viene fittata come propria abitazione.

Quello che però la rende ancora più interessante è il fatto che Bartolomeo Marcianise si preoccupa che una volta morto l’affitto fosse continuato a sussistere “pro puella Cerba Antonia Marczanisii de Capua filia legtima et naturali mulieris nomine Magdalena Sarda seu de insula Sardinie habitatricis dicte civitatis Capuae et suis legitimis liberis” (in favore della fanciulla Cerba Antonia Marcianise di Capua figlia legittima e naturale della donna di nome Maddalena Sarda ovvero dell’isola della Sardegna abitante di detta città di Capua e dei suoi legittimi figli). Inutile dire che il nome della fanciulla che manterrà la locazione dell’abitazione, dopo la morte del locatario che sottoscrive il contratto, quella Cerba Antonia Marcianise, sembra tradire nel nome quello di suo padre, non a caso assente nel riferimento alla Maddalena sarda che ha figli ma non marito. Chissà perché.

 

Salvatore Delli Paoli

 

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