LO SCANDALO DELLA SOFFERENZA

Diventa “venerabile” Giacomino Gaglione


Testimone del dolore e del terribile mistero della sofferenza, Giacomo Gaglione (Marcianise 1896 - Capodrise 1962), già servo di Dio, è stato proclamato venerabile: un tassello indispensabile sulla strada ancora lunga che lo porterà, speriamo, all’onore degli altari. Il titolo di venerabile viene concesso a coloro, come nel caso di Giacomo Gaglione, al quale è stata riconosciuta l’eroicità delle virtù cristiane. Il decreto relativo è stato promulgato nel corso di una cerimonia religiosa presieduta nella cattedrale di Caserta da mons. Angelo Amato, prefetto della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, il 28 maggio scorso, a 48 anni dalla morte. Giacomo Gaglione, nato a Marcianise in un palazzo di via Nicola Gaglione il 20 luglio 1896, primogenito di Valerio e di Amelia Novelli, avvertì i primi segni della devastante malattia che in poco tempo doveva portarlo all’immobilità assoluta, appena sedicenne nel 1912. Dopo un viaggio a Lourdes nel 1929, fondò l’associazione Apostolato della Sofferenza e si dedicò, pur nelle sue condizioni, ad un’azione intensa di edificazione religiosa, mediante la preghiera e gli scritti. E’ morto nella sua casa di Capodrise, in via Giannini, dove da tempo si era trasferito il 28 maggio 1962. Il suo corpo, inizialmente sepolto nel cimitero di Marcianise, riposa nella Chiesa di Sant’Andrea a Capodrise. L'opera di Giacomino è tutta racchiusa in una intera vita, vissuta nella pressoché completa immobilità, su di un lettino a rotelle per cinquant'anni: il suo insegnamento sta tutto nell'accettazione eroica del dolore, come mistero risolto nella fede. Non solo, quindi, quel dolore come "privilegio dell'essere umano", di cui parla Hegel, ma quel senso di predilezione tutto cristiano che sembra indicare, in una prospettiva di fede, una scelta divina. Quel dolore che significa una visitazione di Dio, come scrive Manzoni: Dio ha "visitato" Giacomino, sottoponendolo alla prova difficile e per molti disperata di una vita in croce, ma la croce è diventata per lui, come lo è per Cristo, strumento di redenzione di se stesso, ma anche degli altri, che, tramite lui e la sua testimonianza, possono nutrire la speranza cristiana dell'accettazione del dolore e del riscatto dal male. Perciò il modello di vita cristiana testimoniato nella carne dolente di Giacomino costituisce un motivo di scandalo e di scontro radicale, come è sempre il Vangelo che sa andare oltre le ragioni puramente umane. Il dolore, quello fisico, ma anche quello dell'anima, resta in una società come la nostra che punta all'edonismo, ovvero proprio al suo opposto, un qualcosa di inaccettabile e inspiegabile. Perché a me, proprio a me? Sono domande umane che lo stesso Giacomino si pose all'inizio del suo calvario. Poi capì, ed accettò non solo con la rassegnazione cristiana, ma addirittura capovolgendo il rapporto da passivo in attivo. Il dolore si sconta, ma può diventare il serbatoio spirituale dell'azione: perciò Giacomino non chiuse la sua esperienza all'interno delle pareti della sua casa di dolore, ma seppe fare della sua casa il punto di riferimento di un'opera di evangelizzazione, riuscendo a parlare con parole comprensibili non solo agli ammalati, ma anche ai sani, ai provvisoriamente sani, come siamo tutti, chiamati a rendere testimonianza della propria esistenza in nome del Cristo crocefisso, per-ché, come ha scritto mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, su Ostie sul mondo, la bella rivista dell'Apostolato della Sofferenza, fondata di Giacomo Gaglione e diretta in anni recenti dal compianto Gaetano Andrisani, "gli uomini sono stati salvati per la croce, questo segno dolorosissimo, disonorante e paradossale".

Salvatore Delli Paoli


“Il Giornale di Marcianise”, Anno III, n. 45, 26 giugno 2010, p. 7 ora in Salvatore Delli Paoli, Marcianise e Terra di Lavoro. La vita culturale e sociale. Scritti, saggi, articoli 1976-2017, Fonti e studi per la storia di Marcianise e di Terra di Lavoro, Marcianise 2018, Libritalia edizioni, p. 422 sgg.




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