MARCIANISE E CAPUA IN ETA' ARAGONESE.

IL QUARTO VOLUME DELLE PERGAMENE ARAGONESI DELLA MATER ECCLESIA CAPUANA DI GIANCARLO BOVA

Non cessa di stupirci Giancarlo Bova, il noto studioso casertano originario di Santa Maria Capua Vetere che continua la pubblicazione del patrimonio archivistico delle istituzioni religiose capuane, regalandoci ora il quarto volume delle pergamene aragonesi custodite nell'archivio dell'arcidiocesi.

Questo copre il periodo dal 1449 al 1454, sotto il regno di Alfonso il Magnanimo, il primo sovrano che avviò la serie dei monarchi aragonesi a Napoli.

E anche questo volume (il sesto della collana di studi sammaritani e capuani denominata Corpus Membranarum Capuanarum, da lui stesso diretta) appare pregevole per l'acuto lavoro di indagine storica del rinomato ricercatore, ormai uno specialista delle due Capua, ovvero di Santa Maria Capua Vetere e ovviamente di Capua, e quindi di buona parte del territorio provinciale. Così quest'opera ci offre da un lato la pubblicazione critica delle pergamene, lette con l'acribia dell'accurato paleografo la cui fama ormai trascende l'ambito nazionale, e dall'altro ci consegna le analisi del fine storico che sa cogliere dalle fonti notarili così ben investigate gli elementi storicamente significativi capaci di influenzare, arricchire e in qualche caso correggere in maniera determinante le conoscenze degli eventi di Terra di Lavoro e talvolta della stessa storia nazionale.

In quest'ultimo significato, per restringerci ai contenuti offerti con questo ponderoso volume (poco meno di 650 pagine per ben 156 documenti, di cui 59 del Capitolo della Cattedrale di Capua, 94 della Curia e 43 in Appendice, questi ultimi compresi tra il 1339 e il 2013), va senza dubbio citato lo studio molto accurato che egli dedica alla concattedrale di Santa Maria Capua Vetere dedicata a Santa Maria Maggiore e (dall'880) nota come Santa Maria Suricorum o Suriorum ovvero dei Siri (nella foto), con evidente riferimento ai siriani, prevalentemente ebrei convertiti in Siria e commercianti molto diffusi nell'area campana.

A questo proposito egli avanza un'ipotesi, a mio avviso molto fondata, relativa della trasformazione subita dal termine Surici in Sullici ovvero topi, che lo studioso attribuisce alla campagna antisemita promossa dagli Aragonesi e al fatto che agli ebrei veniva affibbiato con evidente intento dispregiativo appunto il termine di topi.

Per i Marcianisani però il volume appare ancora più prezioso perché offre sicure conferme su rilevanti aspetti della storia locale che in epoca aragonese vide importanti presenza in città, a cominciare dallo stesso Alfonso I, detto per la sua munificenza e liberalità il Magnanimo che fu a Marcianise nel 1436 dopo averla conquistata e portata dalla sua parte nel lungo periodo durante il quale dovette combattere per riuscire nella conquista del regno di Napoli.

Importanti riferimenti infatti si ritrovano nelle fonti notarili scrupolosamente indagate da Bova sia al castello di Marcianise sia alla forma assunta dal nucleo storico più antico, quello comunemente chiamato distretto contrassegnato da una forma castrense, ovvero del genere delle terre murate. In pratica il nucleo più interno appare circondato da mura e torri oltre che da un fossato. Se ne ha la riprova facendo riferimento alla pergamena datata 12 marzo 1453. relativa ad una vendita, il cui atto, rogato dal notaio Enrico Falcone, abitante del castello di Loriano (Henricus Falconus habitator castri Loriani) , di una corte ovvero di una casa con cortile, ubicata a Marcianise.

Tale vendita fu giuridicamente definita a Capua nel palazzo arcivescovile, dove insieme al notaio dovettero portarsi anche i testimoni, tra cui Nicola Pisanus di Capua e due abitanti di rilevo di Capodrise appartenenti alla nota famiglia dei De Filippo, ancora attualmente presenti nella cittadina, uno dei quali viene definito come pittore, Iohannellus de Philippo, pintor e Fernando de Philippo de villa Capitrisii.

Nel documento Antonio Belli, camerario dell'arcivescovo di Capua Giordano Gaetano (1447-1496) dà il suo assenso dietro la corresponsione di un'oncia e sette tarì d'argento alla vendita di un immobile ceduto a favore di Nicola Gaglione (Nicolao Galiono, de castro Marzanisii) dai procuratori e maestri della chiesa e ospedale dell'Annunziata del detto castello di Marcianise (magistros et procuratores ecclesie et hospitalis Annunciate de dicto castro Marzanisii). Questi sono Salvatore Saliaco, Andrea Carrecchia e Roberto Galasso. La casa con cortile si trovava nella zona detta dei Felici, attuale via de Felice ("Quae curtis sita est prope districtum Marczanisii, ubi dicitur alli Felici iuxta viam publicam", ovvero "La quale casa con cortile è sita nei pressi del distretto di Marcianise ove si dice ai Felici lungo la via pubblica").

Si tratta di uno dei primi, se non il primo documento che testimonia l'esistenza non solo della chiesa, ma anche dell'ospedale dell'Annunziata che a a quest'epoca dovevano entrambi già essere stati trasferiti dalla primitiva chiesetta (ora chiesa della Madonna delle Grazie) situata all'interno del nucleo antico e fortificato del castrum, all'area più vasta dell'attuale piazza Carità.

A conferma di tale congettura da me avanzata già nel mio recente volume sulla Chiesa della Santissima Annunziata di Marcianise nel Settecento (nella foto), si aggiunge adesso l'ulteriore indicazione che emerge dal volume di Giancarlo Bova nel quale è pubblicata l'altra importante pergamena del 22 marzo 1450 relativa ad una compravendita di un terreno che i fratelli Angelillo e Nardelli de Ammerosa (ora Amoroso) vendono appunto a Nicola de Calice per la somma di tre tarì d'argento.

Questo è situato all'interno del distretto del castello di Marcianise vicino alla via pubblica fatta di recente (intus restrictum et reductam dicti castri Marczanisii .... iuxta viam publicam noviter factam). Non è difficile pensare che questa nuova arteria che parte dall'interno del castello non possa che essere quella che conduceva (e ancora conduce) alla zona dell'attuale piazza Carità, all'epoca denominato come Borgo dell'Annunziata, ove era sorta la nuova chiesa dell'Annunziata con l'annesso ospedale trasferita dalla sede precedente, come si è detto sopra.

Di questa chiesa quattrocentesca e dell'annesso ospedale non è rimasto alcunché in quanto profondamente modificati a partire dal 1520 dalla costruzione della nuova chiesa (quella che osserviamo attualmente) i cui lavori terminarono nel 1552, mentre l'ospedale, inizialmente un semplice luogo di ricovero e di ospitalità dei viandanti e pellegrini, assunse le dimensioni di presidio ospedaliero molto più tardi.

Aggiungo che nel prezioso documento predetto appare una ulteriore conferma relativa stavolta non alla chiesa dell'Annunziata, ma alla chiesa di San Michele Arcangelo duomo di Marcianise, presso la quale, come da me già reso noto nel lontano 1982 nel mio volume "Il Duomo di Marcianise" (nella foto) era attiva la congregazione di religiosi della Terra del Lagno il cui arciprete don Nicola Musone era tra i testi presenti alla compravendita predetta (dominus Nicolaus Musonus, archipresbiter Terrae Laney).

Salvatore Delli Paoli



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