CAMPANILE E CAMPANE DELLA CHIESA DELL'ANNUNZIATA DI MARCIANISE

Nella serata del 26 dicembre 2020 si è improvvisamente staccato dalla sua sede il batacchio della campana grande posta sul lato orientale del maestoso campanile ed è ricaduto sul selciato di via Don Bosco senza procurare per fortuna alcun danno alle persone e alle cose. La storia del campanile e di quella campana è però poco nota, qui la ripercorro riprendendo quanto ho scritto nel mio recente volume dedicato alla Chiesa dell'Annunziata nel Settecento.
Solo otto anni dopo la consacrazione della chiesa dell'Annunziata di Marcianise (1563) fu stabilito per volontà unanime degli amministratori della Casa Santa Giovanni Vincenzo Meccione, Francesco Farro, Angelillo Fuccia e Vincenzo Scattone di dare inizio alla costruzione del nuovo campanile nello stesso posto in cui già esisteva quello della chiesa precedente .
Nel 1571 infatti furono scavate le fondamenta ma solo nel 1578 i lavori raggiunsero il terzo livello ove furono collocate le campane, rifuse riutilizzando le precedenti dal maestro fonditore napoletano Pietro Antonio Parascandolo. L’idea di proseguire l’erezione della torre campanaria con la costruzione addirittura di un quarto livello fu del tutto abbandonata nel 1580. Progettista e curatore dell’opera fu l’architetto capuano Ambrogio Attendolo, ingegnere militare che aveva attivamente collaborato con lo spagnolo Giovan Giacomo d’Acaja nella costruzione del castello di Carlo V a Capua di cui fu direttore dei lavori.
Per la costruzione del campanile furono sicuramente utilizzate i 150 carri di pietra giunti a Marcianise nel maggio del 1574 dall’anfiteatro romano di Santa Maria Capua Vetere .
Nel corso del Settecento Il campanile dell’Annunziata veniva comunemente illuminato nelle notti delle principali feste religiose o in occasione di alcuni imporranti eventi ci-vili. Memorabile l’illuminazione per celebrare le nozze di Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria il 12 maggio 1768. Per suonare le campane erano impegnati ben 4 campanaristi ai quali la Casa Santa attribuiva “ducati annui 76,80”.
Alle dipendenze della Casa Santa era anche un “Orologiaro” al quale veniva corrisposto un compenso annuo di 24 ducati per “registrare, pulire e accomodare l’Orologio del campanile di questa Casa Santa”. Appare dunque di tutta evidenza che l’orologio in questione fosse appunto sul campanile, successivamente spostato sulla torretta del palazzo Tartaglione. Dal 1780 al 1787 tale incarico fu tenuto da Crescenzo Di Dino, sostituito dopo la sua morte dal figlio Onofrio a partire dal 1788.
Quanto alle campane i documenti consultati ne parlano diffusamente. Sotto la data del 24 agosto 1742 sono riportati e descritti minutamente i lavori fatti dal falegname “Tommaso Rossano e suo figlio e altri per accomodare le Campane sopra il Campanile” si trattava in questo caso di lavori di fissaggio al muro, di sistemazione di perni e altro. Le campane erano due, probabilmente quelle sistemate sul ripiano più alto, una detta “dell’Annunziata, l’altra di San Giovanni”.
Ai primi del 1754, per cause non accertate, si verificò la rottura della campana grande, un vero e proprio disastro per la Casa Santa. Dai dati documentari è chiaro che essa non era caduta dai supporti, visto che si procederà a farla scendere dal campanile tramite una carrucola. E’ da pensare quindi che la campana si sia rotta in quanto lesionata per l’uso, in considerazione che presumibilmente era in esercizio da duecento anni ovvero dalla data dell’erezione del campanile fissata, come noto, al 1574. La complessa operazione di rifusione, che, come vedremo, non riuscì, fu organizzata tutta in loco e i documenti superstiti chiariscono fin nei dettagli le varie fasi.
Si iniziò il 18 aprile 1754 scegliendo il luogo dove costruire la “fornace” che venne subito identificato nel “cortile dello Spedale” ovvero nello spiazzo laterale successivamente parzialmente occupato dalla costruzione settecentesca dell’ospedale che avverrà un ventennio dopo. Nella pianta dell’intera piazza dell’Annunziata presente nella platea del 1722 questa zona appare molto ben indicata e riprodotta come uno spiazzo limitato dal padiglione nord sud dell’ospedale sul lato orientale, da una "soppegna" a nord e da una casamatta a occidente e a sud dal muro che lo separa dalla via.
Furono impiegati per la forma oltre “duemila mattoni”. I lavori si svolsero sotto la direzione del “maestro campana-ro Giacchino Migliore da Napoli”. Una volta preparata la fornace si dovette far scendere la campana rotta dal campanile per trasferirla nello spiazzo dell’ospedale. Operazione quanto mai complessa per la quale fu necessario ricorrere al cantiere da due anni aperto per la costruzione della Reggia di Caserta. Qui tramite il cavaliere Lorenzo Maria Neroni, intendente e amministratore generale degli Stati di Caserta e soprattutto della costruzione della Reggia di Caserta, si ottenne in prestito l’argano per consentire la discesa della campana direttamente dal finestrone che dava sulla strada in quanto una discesa all’interno della torre campanaria non avrebbe consentito di farla passare dalla porta che era sensibilmente più piccola del diametro della campana rotta. L’intervento del cavaliere Neroni è un elemento storicamente significativo non solo per l’importanza del personaggio ma soprattutto per segnalare il fatto che gli amministratori della Casa Santa avevano frequentazione diretta con lui. Risulta infatti che Neroni era a Marcianise nell’Annunziata in occasione della festa appunto della Madonna Annunziata il 25 marzo 1752. In questa occasione a lui e agli ufficiali che lo accompagnavano fu addirittura offerto un rinfresco. Dunque Neroni era il potente personaggio al quale la Casa Santa si rivolse per risolvere il problema in questo caso dell’argano che venne immediatamente concesso e utilizzato per tutto il tempo necessario, ma al quale dovette ricorrere anche per le altre iniziative che coinvolgevano di-rettamente o indirettamente l’Ente.
Nell’estate del 1754 quindi si procedette alla rifusione della campana che però “non riuscì”. Nell’immediato si decise di soprassedere e di rinviare la nuova fusione della campana, utilizzando anche quanto era recuperabile di quella parzialmente fusa, all’autunno-inverno dello stesso anno. Nel novembre del 1754 si stabilì di rivolgersi ad un nuovo fonditore di campane, stavolta molto più affidabile del napoletano Gioacchino Migliore, con il quale era rimasta aperta una vertenza legale per la mancata realizzazione della campana, chiusa proprio a fine novembre 1754. La nuova fusione fu affidata, infatti, a Tommaso Addotto “mastro campanaro di Avignone dell’Aquila” ovvero della città di Agnone ora nel Molise, famoso centro allora come oggi di maestri campanari. Addotto in quell’anno lavorava a Capua, ed era già noto come uno dei migliori artigiani del suo campo per aver lavorato qualche anno prima (precisamente nel 1746) presso la chiesa del Carmine di Napoli, dove era intervenuto proprio per rifare con pieno successo la campana maggiore della imponente e storica Chiesa nella piazza omonima.
Le varie fasi del complesso lavoro sono analiticamente descritte nei documenti. Si parti il 10 novembre 1754, con la venuta a Marcianise di Tommaso Addotto che naturalmente si servì della stessa “officina o fornace” utilizzata da Migliore. I due mesi di novembre e dicembre furono dedicati appunto ai vari lavori per la realizzazione della struttura della campana da fondere con la tecnica detta “a cera persa”. Anche in questo caso fu necessario servirsi dell’argano già imprestato dal Cav. Neroni, soprintendente ai lavori della Reggia di Caserta, e di nuovo concesso in uso per sollevare l’ingente peso. La fusione vera e propria avvenne il 22 gennaio 1755 e durò l’intera notte. Al mattino alle sette “fu fondata la Campana e per le grazie del Signore Iddio e della Vergine Immacolata riuscì perfettissima e per giubilo di tutta la nostra Terra si sonarono a festa le campane per dare il segno al popolo che già perfezionata si era la nostra campana”. Il giorno successivo “23 gennaio Sposalizio della Vergine Santissima sonato a giorno per la prima messa sonò la campanella per radunare i Cappellani nella chiesa e si cantò solennemente il Te Deum coll’assistenza di tutti li cinque li Mag. Governatori cioè don Valerio Gaglione Capo Banconiere, Vincenzo Letizia, Carlo di Fuccia, Biaso Amoroso e Giosuele Mundo collo sparo di mortaretti”.
Su delega dell’arcivescovo di Capua Muzio Gaeta, impossibilitato a partecipare, fu incaricato il vescovo di Caserta Antonio Falangola di procedere alla benedizione della nuova campana. A recarsi a Falciano per invitare il vescovo furono incaricati due governatori della Casa Santa. Ricordo che a quest’epoca la sede vescovile casertana era stata già trasferita da Casertavecchia nella pianura appunto nella frazione di Falciano.
Con una solenne cerimonia, alla presenza di tutti i Cappellani e dei governatori della Casa Santa la nuova maestosa campana del peso di venti cantari (circa due tonnellate, per la precisione 1800 chili) fu benedetta il 16 febbraio 1755. Nei documenti si registra anche che il 29 febbraio 1755 due governatori si recarono “In Falgiano a ringraziare Mons. Falangola dell’incomodo presosi in venire a benedire la nuova campana, com’anche a portargli il regalo dei provoloni”.
Complessa e macchinosa la procedura per ricollocare sul campanile la nuova campana che fu pronta solo nel maggio dello stesso anno. Faticoso anche il pagamento del maestro Tommaso Addotto. In base al contratto stipulato, per la fusione della nuova campana era stato convenuto il pagamento di una somma di cinquanta ducati, escluse naturalmente le spese per il vitto e l’alloggio e quelle occorse per i materiali.
In data 12 aprile 1755 Addotto ricevette il saldo appunto dei cinquanta ducati, ma in precedenza aveva rivolto un’istanza al Soprintendente Castagnola nella quale ricordava “come avendo fondata la campana grande la quale è di peso venti cantara in circa … per prezzo di ducati cinquanta”, i governatori gli avessero fatto intendere che “avesse faticato allegramente … perché oltre il convenuto nell’istrumento li avrebbono fatto un buon regalo o in denaro oppure compratoli un vestito intiero” a patto che detta campana “fosse riuscita perfettissima, sonora e ornata di bellissimi fogliami”. Per acquisire elementi prima di decidere sull’istanza, il marchese Castagnola sollecitò una relazione ai governatori della Casa Santa di Marcianise. Questi dopo aver fatto la cronistoria di quanto accaduto proposero di gratificare mastro Tommaso Addotto di altri quindici ducati oltre quanto pattuito. Proposta immediatamente accolta e resa esecutiva in data 22 marzo 1755. In totale per la nuova campana fu spesa la somma “di ducati 118, carlini 4 e grana 15”.
Da Salvatore Delli Paoli, La chiesa della santissima Annunziata di Marcianise nel Settecento, Fonti e studi per la storia di Marcianise e di Terra di Lavoro, Marcianise 2020, Libritalia.net Edizioni, passim.


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