L'OMAGGIO DI PAOLO DE MAJO ALLA MADONNA IMMACOLATA NELLA CHIESA DELL'ANNUNZIATA DI MARCIANISE

Aggiornato il: 14 dic 2020

L'artista nato a Marcianise nel 1703 dedicò nel 1778 l'intero "cappellone" del lato orientale del Transetto al culto della Madonna Immacolata con tre quadri, due dei quali fanno diretto riferimento all'aiuto divino impetrato dai Marcianisani per la peste del 1656 e la carestia del 1764.

Prima di parlare di queste due tele è però necessario soffermarsi sulla bellissima “Immacolata” che de Majo realizzò per la chiesa della sua città natale nella fase più matura della sua vita artistica che ormai si avviava alla conclusione Il tema dell’Immacolata aveva più volte occupato la sua elaborazione artistica e anche la sua vita spirituale. A questo mistero della fede cristiana (allora non ancora dogmaticamente definito) de Majo aveva già dedicato la sua attenzione e la sua devozione ispirata. Qui, inoltre, esalta il trionfo della Vergine Immacolata ponendola al centro di una celebrazione solenne e maestosa .
La Madonna al vertice della costruzione piramidale del quadro sovrasta un insieme di santi che sono tra quelli che maggiormente si sono occupati e hanno scritto sul mistero dell’Immacolata Concezione di Maria. In alto tra gli angioletti che reggono i simboli delle sue virtù, coronata da una aureola formata da dodici stelle e con la colomba dello Spirito Santo che la illumina dall’alto, la Vergine Maria in gloria si eleva, infatti, su di un gruppo di sette santi raggruppati tre nella parte sinistra e quattro in quella destra (guardando il dipinto).
Quelli a sinistra raffigurano un santo vescovo identificato in Sant’Agostino con la mitra e il pastorale, alla sua destra San Giacomo, e a seguire un altro santo vescovo probabilmente Sant’Anselmo d’Aosta. Dall’altra parte San Sebastiano riconoscibile dal fatto che reca una freccia nella mano destra, alla sua sinistra Sant’Antonio da Padova, Santo Ignazio di Loyola e Santo Stefano. E’ un quadro di profonda spiritualità e di inteso devoto omaggio da parte di un pittore settantacinquenne che esprime e “racconta” per così dire la propria fede agli spettatori.

Il volto della Madonna riproduce quello della cosiddetta “Madonna delle Tre Corone”, dipinta nel 1776 e attualmente esposta nel santuario omonimo a Sarno. Di questa città la Madonna è stata dichiarata patrona, in quanto ritenuta miracolosa. Alla sua intercessione, infatti, viene attribuito lo scampato pericolo in occasione dell’epidemia di tifo e dell’eruzione del Vesuvio del 1779. E’ un’altra scoperta che si aggiunge alle tante che stanno venendo fuori da questo studio. Si sapeva della profonda religiosità di Paolo de Majo, ma che fosse stato autore di un quadro ritenuto miracoloso, questo era del tutto sconosciuto nella sua patria. Il volto della Madonna di Sarno anche se l’inclinazione del capo è diversa è lo stesso dell’Immacolata di Marcianise.

Gli altri due quadri dipinti da de Majo e posti all’interno del Cappellone di destra dell’Annunziata di Marcianise trattano entrambi soggetti attinenti all’intervento della Madonna Immacolata in due eventi particolarmente gravi della storia relativamente recente di Marcianise, il primo dei quali è la peste del 1656 , in occasione della quale l’intera comunità di Marcianise, in quel tempo definita con il termine di Università, deliberò doversi l’Immacolata “solennizzare dalla nostra Università di Marcianesi in virtù del pubblico voto fatto da tutto il ceto dell’Università predetta, Laici ed Ecclesiastici, stipulato per mano del Not. Giuseppe Pellegrino di Marcianesi a dì 21 Agosto 1656, per essere stata liberata detta Università dal crudel contagio che in quel tempo veniva oppressa”.

E’ un quadro altamente drammatico dominato dalle braccia tese dei fedeli, alcuni dei quali indicano gli ammalati e forse anche i morti di peste, e altri in preghiera che si raccolgono intorno a un sacerdote che sembra raccogliere quasi le loro invocazioni a scongiurare l’intervento della Vergine Immacolata. Questa è raffigurata appunto nella parte sinistra della tela, sopra un altare. Sullo sfondo uno scorcio di Marcianise: si individua abbastanza facilmente il campanile della chiesa della Annunziata e la facciata del Duomo che lascia intravedere la cupola dell’abside successivamente crollata a causa del terremoto del 1805 e non più rifatta, perché sostituita con una bassa calotta. Interessante anche il fatto che il centro urbano della città appare racchiuso da una cortina muraria al cui angolo è ben visibile una torre cilindrica. Qualcuno ha voluto vedere nella figura del sacerdote, peraltro non con paramenti liturgici, lo stesso Paolo de Majo: lo escluderei, anche perché il religioso che compare nella tela ha il volto giovanile e Paolo nel 1778 ha ormai 75 anni.
Diversa l’ambientazione del soggetto dell’altra tela sul lato opposto che raffigura una scena della carestia, credo, del 1764, quindi ancora più recente nel ricordo dei Marcianisani. Questi vengono raffigurati in gran numero in uno spiazzo cittadino a chieder il pane a un cavaliere in atto di distribuire pagnotte prese da un cesto portogli da un servitore, mentre un altro si intravede sullo sfondo. La folla è costituita da persone di tutte le età compreso un bambino che scongiura anch’egli con le mani tese di essere sfamato. Tutta la scena si svolge sotto gli occhi dell’Immacolata raffigurata in alto.
Qui credo che Paolo de Majo abbia voluto proprio raffigurare l’opera di beneficenza e di sussidio della povertà, meritoriamente svolta per secoli dalla Casa Santa dell’Annunziata di Marcianise, con un quadro di forte intensità emotiva.
Due opere quindi della piena maturità di Paolo de Majo, che rivelano la freschezza del tratto (nonostante l’età avanzata) e la capacità di realizzare dipinti, in cui l’elemento umano è fortemente e drammaticamente espresso.

Da Salvatore Delli Paoli, La chiesa della santissima Annunziata di Marcianise nel Settecento, Fonti e studi per la storia di Marcianise e di Terra di Lavoro, Marcianise 2020, Libritalia.net Edizioni, passim.
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