LA CHIESA DI SANTA VENERA SUI LAGNI DI MARCIANISE

Aggiornamento: mag 4

Dal volume Nove Capitoli sulla Storia di Marcianise di Salvatore Delli Paoli.


Per la prima volta la chiesa di Santa Venera risulta citata nelle fonti (Privilegio di papa Alessandro III, 1174) con il nome di Santa Benedae, nella località di Campocipro a sud-ovest di Marcianise. Si tratta di un luogo e di una chiesa particolarmente significativi nella storia della città. In particolare la chiesa di Santa Venera è strettamente legata alla tradizione culturale cittadina e non solo perché fatta oggetto di particolare frequentazione, ma anche per una lunga consuetudine, connessa alla doppia processione di San Michele e di Santa Venera, la cui statua, normalmente custodita nel duomo di Marcianise, veniva periodicamente collocata nel tempietto sulle rive del Clanio, da epoca immemorabile. Il trasferimento avveniva nella settimana di Pasqua d’ogni anno e la statua, veniva per così dire “ripresa” da San Michele nel giorno della sua festa patronale che a Marcianise, secondo l’antica usanza longobarda, si festeggiava e si festeggia tuttora l’otto di maggio. La mancata citazione della chiesa di Santa Venera nella Bolla di Senne lascia pensare che la chiesetta nel 1113, qualora esistente, fosse una semplice edicola e, come tale, non degna di essere menzionata, o, come sembra più probabile, che essa sia sorta nel periodo che intercorre tra il 1113 (Bolla di Senne) e il 1174 (Privilegio d’Innocenzo III) e fosse diventata importante fino al punto che su evidente pressione dell’arcivescovo di Capua, il papa si preoccupò di dichiararla esplicitamente d’appartenenza capuana, insieme all’altra chiesa di San Procopio. Del resto attestazioni anteriori a quest’epoca non se ne incontrano nelle carte capuane. La più antica citazione del sito, naturalmente successivo al 1174 è quella di Iannelli, che riporta un documento del 1285 . A proposito del culto di Santa Venera va detto che esso probabilmente fu diffuso sul Clanio per la contiguità con il vicino centro d’Afragola, dove, forse, già esisteva l’antichissima chiesetta di Santa Venera, ancora oggi particolarmente venerata. Che il suo culto, invece, come ipotizza Pietro Zinzi, sia stato diffuso addirittura dagli Ostrogoti, resta al momento una supposizione non suffragata da documenti. Del resto pare oggi accertato che la santa in questione fosse di origine siciliana, per la precisione di Acireale, di cui è tuttora la patrona, ivi nata da genitori cristiani il venerdì santo intorno all’anno 100. Sul nome Venera sembrerebbe che esso fosse stato imposto alla neonata in quanto nata nel giorno di venerdì, sacro a Venere, ma, come scrive il Cattabiani, “il padre, temendo che il nome fosse confuso con quello di Venere, lo modificò in Veneranda e a loro volta i greci del luogo, ispirandosi agli ebrei, in Parasceve. Significativamente, però, è stato il primo nome ad imporsi, quasi a volere cristianizzare un culto precedente. Sicché non sarebbe del tutto infondato congetturare che la sua passio sia in realtà il tentativo di offrire agli abitanti del luogo una figura cristiana che in qualche modo potesse sostituire quella della dea romana” . Parrebbe, dunque, che il culto si sia diffuso in Oriente proprio dall’Italia e non viceversa e, per quanto riguarda il collegamento della Venera cristiana, con la dea pagana Venere, a proposito del tempio di Marcianise, se è vero che non vi sono documentazioni archeologiche che attestano l’esistenza del tempio, è vero anche che la zona dove si presume potesse sorgere il tempio era denominata Campocipro, e la dea Venere aveva un particolare culto proprio a Cipro, tanto da essere comunemente definita la Ciprigna, come ancora Dante la chiama, ad esempio nel Paradiso . Nel villaggio di Campocipro, insieme alla chiesa di Santa Venera, alla data del 1174 risultano esistenti anche le chiese di San Cesario e di San Procopio, segno evidente che si trattava di un insediamento di significativa consistenza.

Salvatore Delli Paoli, Nove Capitoli sulla storia di Marcianise. Dalle origini al 2000 e oltre, Fonti e studi per la storia di Marcianise e di Terra di Lavoro, Marcianise, 2008, pp. 60-65 (passim)




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