LA PIETRA DI TRENTOLA


La “Pietra di Trentola” è un pezzo di roccia calcarea di forma circolare dal diametro di 1,14 mt e un’altezza di 1,31 mt, che presenta due incavi in posizione opposta. Prende il nome dalla località di Trentola posta a sud di Marcianise in un luogo storicamente significativo. Il nome “Trentola” è infatti ritenuta la forma moderna dell’antica città romana di “Trebula” di cui parla lo storico latino Tito Livio (ab urbe condita XXIII,14) identificata appunto con Trentola tra gli altri da Alessio Simmaco Mazzocchi, il famoso erudito del Settecento. Quanto alla funzione di questa “pietra” l’archeologo Mario Pagano nel 1983 la identificò in un termine “muto” (senza iscrizioni) legato alla centuriazione dell’agro campano, ovvero uno di quei cippi posti per indicare appunto gli assi della suddivisione agraria del territorio (cardine e decumano). Per la precisione il cippo in questione si trovava alla confluenza tra il VI decumano ad est e il IV cardine a sud dei rispettivi decumani e cardini massimi, ricordando che nel caso dell’ager Campanus gli assi sono invertiti (decumano con orientamento nord-sud e cardine con orientamento est-ovest).
La centuriazione del territorio, divenuto pubblico dopo la punizione di Capua, passata ad Annibale nel corso della seconda guerra punica (218-202 a.C.), fu portata avanti dai romani nel II secolo e poteva dirsi conclusa nel 165 a. C. con la “limitatio agrorum” (suddivisione dei campi) effettuata dal pretore Publio Lentulo.
Le scanalature a coda di rondine presenti sul cippo vennero intese sempre dal Pagano come riferite al fatto che in prossimità scorreva il fiume Clanio, cantato da Virgilio (Georgiche II, 224-225).
Questa prima interpretazione del reperto è stata però messa in dubbio negli anni 2003-2004 dall’archeologo Pasquale Fecondo che l’ha ritenuto come “parte di un torchio di epoca romana utilizzata in qualche villa rustica della zona, per essere, una volta persa la sua funzione originale, reimpiegata come termine di confine”.
Quale che sia stata la sua destinazione, con il passare del tempo questa roccia, piantata una volta in mezzo ai campi a lato di sentieri successivamente scomparsi e ora quasi al centro di una strada, ha costituito l’oggetto delle suggestioni più varie che si sono particolarmente alimentate nei lunghi secoli della storia agricola e rurale della gente di Marcianise. Storie che nascevano intorno al focolare per dissuadere i giovani dal frequentare il “sedile delle streghe”, sotto il quale si nascondeva un tesoro custodito da demoni, e che quindi non andava rimosso pena la condanna all’inferno. Leggende che hanno reso in qualche maniera “nostro” quel pezzo di pietra adesso molto scheggiato dalle offese di un traffico impietoso che non rispetta questo luogo di sogni e di mistero intorno al quale si è riconosciuta l’identità della intera comunità di Marcianise.
Salvatore Delli Paoli

Testo del totem turistico collocato in prossimità della Pietra di Trentola a cura dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonello Velardi nel marzo 2022.

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