LE DUE STATUE (INTERCAMBIABILI) DELLA MADONNA E IL CULTO DELLA IMMACOLATA A MARCIANISE


I fratelli della Congregazione del Monte di Misericordia, chiamati anche i Bianchi della Misericordia dall’abito della confraternita nel quale prevaleva il colore bianco, curavano la pratica religiosa (caratteristica anche delle altre congreghe presenti a Marcianise) e in particolare sostenevano le spese della cappella del Monte, eretta come si sa all’interno della collegiata di San Michele Arcangelo (Duomo di Marcianise), sul cui altare era presente la statua in legno della Madonna del Monte o della Misericordia (foto).

A questo proposito va chiarito che ben presto al culto in onore della Madonna come Madre di Misericordia si aggiunse quello in onore della Madonna Immacolata, anzi, come pare di intendere dalle confuse parole della Platea, nel 1580 dovette verificarsi una sorta di sostituzione, tanto che la statua della Madonna posta al disopra dell’altare assunse il titolo di Immacolata e il quadro che ne raffigurava l’immagine posto in alto, al di sopra della statua, assunse quello di Madonna della Misericordia.

Questo trasferimento di icone, secondo me dovuto al fatto che la processione dell’otto dicembre, festa dell’Immacolata, richiedeva necessariamente una statua, viene chiarito da questo successivo documento in cui si precisa che nel 1580 con atto pubblico “fu istituita, eretta e nominata la Madonna di Rilievo, quale stava nella Cona della loro Cappella e Altare al presente con maggiore magnificenza ivi sistente, la Madonna della SS. ed Immacolata Concezione, riservando la Madonna dipinta in detta Cona, hoggi dipinta ad oglio in un quadretto sopra il nicchio della suddetta immagine della Immacolata Concezione, per la Madonna intitolata della Misericordia”. La Madonna “di rilevo” è senza dubbio la statua raffigurante la Madonna con il bambino, mentre la “Madonna dipinta in detta Cona”, fa riferimento esplicito al quadretto collocato al di sopra della nicchia racchiudente la statua predetta e che attualmente si riesce a stento a vedere per le cattive condizioni della tela, raffigurante appunto la Vergine Maria con la Santissima Trinità (foto).

La statua in legno, presente nella nicchia centrale sull’altare, della Madonna del Monte, restaurata nel 2010 da Giuseppe di Sorbo (foto), era stata ritenuta nel passato opera di fine Quattrocento, ma i documenti confermano che essa è stata collocata nella Cappella negli anni 70 del XVI secolo. Nel 1576 fu infatti completata la Cappella, consacrata appunto il 16 dicembre di quell'anno. Finora è stato ignoto l’autore. Salvatore Costanzo nel volumetto pubblicato in occasione del restauro della statua non si pronuncia e dopo aver passato in rassegna i principali esponenti della scultura napoletana del Cinquecento, propende per qualche allievo di Giovanni Merliano, più noto come Giovanni da Nola. E non va molto lontano dal vero, in quanto studi recenti hanno confermato l’attribuzione della statua di Marcianise alla “scuola” di Annibale Caccavello e Giandomenico D’Auria, due artisti appunto allievi di Giovanni da Nola.

Nel suo saggio dedicato agli intagliatori e scultori nella Napoli dei viceré Letizia Gaeta riprende un’intuizione di Ferdinando Bologna che nel 1950 aveva datato la statua al tardo cinquecento e pur non individuandone l’autore, ne aveva sottolineato il modello identificato nella “Madonna con il Bambino” di Girolamo Santacroce nell’altare della famiglia del Pezzo nella chiesa di Monteoliveto a Napoli datato 1524.

Su questa traccia la Gaeta ha indagato fino a giungere, sulla base di validi documenti, alla conclusione che la statua di Marcianise sia della “scuola” o meglio nella “temperie” dei due maestri Annibale Caccavello e Giandomenico D’Auria. A portarla a tale determinazione, tra l’altro, le evidenti consonanze con la “Madonna con Bambino” della chiesa di Sant’Anna di Palazzo a Napoli (foto), come anche con quelle del rilievo marmoreo presente nella chiesa di San Pietro ad Aram sempre di Napoli. Per la statua di Marcianise che, secondo la Gaeta, avrebbe subito, come la sua gemella napoletana di Sant’Anna di Palazzo, “degli interventi eseguiti forse nel Seicento”, la datazione comune alle due opere rinvia ad una “cronologia di avanzati anni sessanta” del secolo XVI, più o meno in linea con gli anni di costruzione della Cappella del Monte nel duomo di Marcianise.

Annibale Caccavello (1515 – 1570) è figura di primo piano del Rinascimento napoletano legato in particolare alla tendenza manieristica toscana e lavorò molto spesso in sintonia con Giandomenico D’Auria. Egli, a parte le opere in marmo e in legno, ci ha lasciato un Diario, molto utile per ricostruire la sua attività.

Qui tra l’altro sotto gli anni 1558-59 fa riferimento a due crocifissi di legno da lui realizzati e venduti al prezzo di diciotto ducati, uno di quattro palmi di altezza e l’altro di tre palmi, rispettivamente a “Stefano Receglione e Annibale Savarola di Marcianise”. Si tratta di due piccole statue una dell’altezza di poco più di un metro e l’altra ancora più piccola di circa ottanta centimetri di cui non c’è traccia attualmente presso le chiese di Marcianise, non nella chiesa dell’Annunziata presso cui da poco (1552) erano terminati i lavori di costruzione nella forma monumentale che ammiriamo oggi, né nel duomo già costruito nella forma monumentale attuale e presso cui era già attiva la Collegiata fondata nel 1524, mentre era ancora da costruire la cappella del Monte (1576). E’ da pensare quindi che i due crocifissi fossero destinati per dotare degli altari dei singoli committenti che ne avevano il patronato e successivamente scomparsi con le ristrutturazioni interne delle due chiese. Quanto ai cognomi presenti nel diario essi fanno pensare a delle non improbabili mutazioni o adattamenti della lezione originaria che nella forma tramandata non appare tipica dei cognomi della città di Marcianise. E’ da ritenere che il primo (Receglione) sia una corruzione del nome Veceglione e il secondo (Savarola) stia per Savalone, questi sì cognomi di importanti famiglie di Marcianise esistenti all’epoca.

La Madonna della cappella del Monte di Marcianise (cm. 149x65x48), è raffigurata in posizione eretta e regge con la mano sinistra il bambino nudo anch’egli dritto che si appoggia sulla gamba sinistra della madre, appena piegata per sostenerlo. La vergine è adorna di un abbigliamento fastoso realizzato con perizia e grande abilità. Porta sulla testa un velo, che le ricade sulle spalle. Indossa una tunica dorata con decori rosso carminio, su cui ricade un manto dal fondo blu con motivi decorativi che ripropongono più volte il tema tipicamente mariano della stella. In basso è presente l'iscrizione "IUSTA PETENTI GRATIOSA" (Generosa con chi chiede il giusto).

L’utilizzo del simulacro della Madonna del Monte come Immacolata Concezione dovette durare almeno fino al primo decennio del XVIII secolo quando venne realizzata, probabilmente a spese dalla Congrega del Monte e dall’Università di Marcianise (ovvero il Comune) la statua che tuttora ammiriamo (con un abito però che recentemente ha sostituito l'originale) adesso posta nella edicola realizzata appositamente molto prossima alla Cappella del Monte, nello spazio occupato almeno fino al 1781 dall’altare della Madonna di Costantinopoli (foto). Questa Immacolata, del genere delle Madonne vestite, è molto probabilmente opera di Giacomo Colombo, lo stesso autore del magnifico Crocifisso presente nel Duomo di Marcianise. Ne è convinto Arturo Serra Gomez, scultore e restauratore, oltre che studioso attento della scultura napoletana del tra Seicento e Settecento. E’ probabile che il Colombo, già chiamato ad operare a Marcianise presso l’altare maggiore della chiesa dell’Annunziata a partire dal 1704 dopo l’abbandono dell’opera da parte di Gennaro Ragozzino, abbia in questa occasione intrecciato relazioni molto strette sia con i rappresentanti dell’Università, come dei diversi enti che amministravano gli edifici religiosi della città. Appare quindi del tutto naturale che che i canonici del capitolo di San Michele Arcangelo si siano rivolti a lui affinché cedesse alla chiesa maggiore di Marcianise il Crocifisso da lui già realizzato e giunto in città nel 1706, per essere collocato sull’Altare delle cinque piaghe.

Dopo qualche anno, probabilmente nel 1709 dovettero commissionare all’artista napoletano anche la Santa Venera (foto), attualmente posta nell’edicola omonima che chiude la navata settentrionale del duomo.

E per imitazione i governatori del Monte di Misericordia, visti gli ottimi risultati artistici ottenuti con le opere precedenti si rivolsero sempre a lui per la commissione della Immacolata, che quindi va ascritta al primo decennio del secolo XVIII.

Va chiarito che il culto dei Marcianisani per la Madonna Immacolata aveva trovato ulteriore alimento dal “pubblico voto”, ovvero dalla richiesta comune avanzata dal popolo di Marcianise perché si solennizzasse con maggiore fasto la festa della Madonna Immacolata, alla quale, mentre ancora l’epidemia di peste del 1656 era presente in città, fu attribuito l’intervento divino “per essere stata liberata detta Università dal crudel contagio che in quel tempo veniva oppressa”.

La processione e la relativa festa, fino a qual momento organizzate solo dal Monte, divennero così un fatto cittadino e gli oneri furono assunti direttamente dall’Università, che però dieci anni dopo si adoperò a raggiungere un’intesa con lo stesso Monte perché contribuisse alla spesa. Si giunse così ad un accordo che vide la ripartizione a metà del costo dei festeggiamenti. Questo resse però solo fino al 1689, quando su richiesta dei governatori del Monte, esso fu modificato nella proporzione del contributo per cui, restando fissata la somma massima da spendere in cento ducati, il Monte si impegnava a contribuire fino ad un massimo di trentacinque ducati, ridotti infine a trentadue. Questa somma rimase stabile pressoché per tutto il Settecento.

Anche le modalità con le quali si dovesse procedere nella processione dell’otto dicembre e in particolare l’ordine da seguire a seguito della statua diedero luogo a contestazioni fino a quando nel 1708 venne faticosamente raggiunto un accordo che stabiliva minutamente tale successione. Da essa doveva emergere la parità assoluta tra la componente costituita dai rappresentanti della Università e i governatori del Monte: “Il primo luogo si dia al sindico, il secondo al Governatore che avrà la prima firma, il terzo al più vecchio degli Eletti, il quarto al Governatore che avrà la seconda firma e questi quattro andranno immediatamente dopo la statua e dopo di essi l’altri tre Governatori ed Eletto con darsi il primo luogo al Governatore che avrà la terza firma, il secondo all’altro Eletto, l’ultimo alli restanti due Governatori”.

Questa processione, che prevede ancora oggi la espressa partecipazione del sindaco e dell’Amministrazione Comunale, viene tuttora praticata con largo seguito delle congreghe ancora esistenti e del popolo di Marcianise (foto).

Salvatore Delli Paoli Dal volume di prossima pubblicazione:

Salvatore Delli Paoli, CARITA', RELIGIONE E POTERE A MARCIANISE NEL SETTECENTO. La Casa Santa dell'Annunziata - Il Monte di Misericordia - Cappelle e Confraternite. Fonti e Studi per la Storia di Marcianise e di Terra Di Lavoro.

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